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GELATO E CIOCCOLATO NELL’OASI DELLA GOLA

Da trent’anni anima la minuscola frazione di Badalasco

Giugno 2017

Stima emozionale: O GourmarteO Gourmarte

 

Gelateria OasiEra il maggio del 1987 giusto trent’anni fa. Ed era un venerdì 17. A che ora inaugurare? Ma perdinci alle 17, così tanto per sfidare ancora di più la sorte. Del resto il coraggio e la convinzione nei proprio mezzi non sono mai mancati né a Candida Pelizzoli, che ad un futuro più comodo da segretaria nell’impresa edile di famiglia ha preferito l’arte gelatiera, né al marito Colombano Mariani, che già avviato barman l’ha affiancata e supportata sin dall’apertura della loro creatura, l’Oasi in Badalasco, minuscola frazione in comune di Badalasco divenuta più conosciuta e frequentata proprio per la presenza di quell’insegna che negli anni si è sviluppata e consolidata fino a farne una delle migliori realtà bergamasche della produzione artigiana non solo del gelato ma della pasticceria in generale con particolare predilezione per il cioccolato. Un’oasi del gusto dolce appunto, con incursioni per così dire fisiologhe nella caffetteria e nel servizio aperitivi ma anche meno scontate nel mondo dei vini e dei distillati. Una sfida vinta puntando sulla qualità garantita dalle fondamenta di ingredienti scelti con cura lavorati con altrettanta attenzione applicando processi artigianali continuamente aggiornati. Gelato e cioccolato i punti di forza. Ai mantecatori lei, Candida Pelizzoli, anche presidente dell’associazione Maestri della Gelateria Italiana fondata una decina di anni orsono (24 soci tra i più qualificati d’Italia). 

SAN GIORGIO, L’ECCELLENZA DEL GRANA PADANO

Voluta da Giorgio Conti, l’azienda è ora condotta dalle quattro figlie

 Marzo 2017

Stima emozionale: O GourmarteO Gourmarte

 

Gabriella Conti dellAgricola San Giorgio con il responsabile della produzione Virginio BergamaschiDopo una vita dal punto di vista imprenditoriale alquanto avventurosa, contrassegnata da una capacità ed una lungimiranza fuori dal camune, Giorgio Conti se n’è andato da questo mondo circa tre anni fa lasciando in eredità alle quattro figlie Gabriella, Stefania, Roberta e Daniela, una delle più grandi ed efficienti aziende agricole non solo della bergamasca ma dell’Italia intera: oltre 250 di terreni coltivati a foraggio ma soprattutto circa 2.200 capi bovini metà dei quali in lattazione. E proprio quest’anno compie la maggiore età la produzione diretta di Grana Padano Dop nel caseificio allestito a fianco della stalla. Dopo alterne vicende legate alle situazioni di mercato, Giorgio Conti decise infatti alla fine del terzo millennio che era venuto il momento di valorizzare il lette in una produzione di filiera certificata. Nasceva il casello 508/BG. L’ultimo, in ordine di tempo, tra i pochi caseifici bergamaschi che producono Grana Padano Dop (secondo le nostre notizie ne operano solo altri due: con il n.506 quello della Cooperativa di Torre Pallavicina e con il n.507 quello degli Invernizzi a Pontirolo Nuovo) ma nettamente il primo in quanto a forme prodotte. Ogni giorno dalla Interno aziendacospicua batteria di caldaie in rame riempite ciascuna con circa 1000 litri di latte escono per mano del maestro casaro Virginio Bergamaschi tra le 50 e le 60 forme (fate un po’ i conti, significa che ogni giorno vengono lavorati qualcosa come 30mila litri di latte). Dopo un paio di giorni vengono immerse per due 

 

BRIANZOLO IL BIRRAIO DELL’ANNO

Marco Valeriani firma le birre della bergamasca Hummer di Villa d’Adda

il logo del birrificio Hummer di Villa dAdda BG

 

 

Marco Valeriani riceve il premio di Birrario dellAnno Da tempo pensavamo di scrivere una riflessione sulla proliferazione dei birrifici artigianali, fenomeno assai sorprendente che coinvolge un po’ tutto il territorio nazionale. Nella bergamasca poi, terra che vanta una storia industriale importante per via della Von Wunster assorbita poi dal colosso Heineken, la crescita è stata esponenziale. In pochissimi anni i microbirrifici, come vengono anche impropriamente chiamate le piccole realtà artigianali, si sono moltiplicati a ritmo frenetico, tanto da far fatica a tenere di conto. Saranno una ventina? Forse di più, e sappiamo essercene altri in fase di avvio. Ecco perché, a costo di mancare un poco di delicatezza, la prima domanda che rivolgiamo a Marco Valeriani, fresco vincitore del premio di “Birrario dell’anno” assegnatogli da una folta e competente giuria coordinata da Fermento Birra, è anche una provocazione: tutto questo fermento, e mai termine è più coerente, di aperture di piccoli birrifici artigianali, è una risposta ad un’esigenza reale o non è piuttosto un fatto modaiolo? E soprattutto, è sempre da salutare in maniera positiva oppure crea confusione nel mondo birraio? “Da una parte è certamente un bene che sempre più consumatori si avvicinino alla birra con la voglia di approfondire la conoscenza di un prodotto che ha moltissime sfaccettature, molte di più di quanto si spensi; dall’altro è vero che proprio sfruttando l’impreparazione di fondo della gente, il rischio che qualcuno si improvvisi ed interpreti questo lavoro con leggerezza c’è, è inutile negarlo”. Già, come immaginavamo. Ed i primi ad ammetterlo sono gli stessi protagonisti. Come sempre sarà il tempo a stabilire se il fenomeno è destinato a durare nel tempo e soprattutto quante delle nuove realtà sorte riusciranno a dare continuità all’attività. Certo è importante partire con il piede giusto, come hanno fatto i fratelli Brigati quando hanno dato vita, accadeva meno di due anni fa nella primavera del 2015, al birrificio Hammer (in inglese martello, a significare la solidità dell’impresa). Fausto che con Roberto condivide la conduzione dell’azienda si famiglia, il Mollificio Bergamasco di Carvico, da qualche anno si stava cimentando nella produzione di birra a livello casalingo. Esperienza significativa ma di certo non sufficiente per supportare gli investimenti necessari per creare un birrificio vero e proprio. Serviva un professionista, qualcuno che potesse interagire con la proprietà con la necessaria competenza sia in fase di progettazione degli impianti sia nella produzione vera e propria. L’incontro con Marco Valeriani, originario di Meda, tecnologo alimentare con una decina di anni di esperienze metà dei Marco Valeriani secondo da sinistra tra i fratelli Brigati del birrificio Hummer di Villa dAddaquali trascorsi proprio nel mondo della birra (tra il Birrificio di Como ed il Menaresta) si è rivelato illuminante e proficuo. Da un lato la capacità imprenditoriale, la determinazione e la disponibilità ad investire dei fratelli Brigati; dall’altro lo preparazione, la meticolosità e la riconosciuta competenza (tanto da consegnargli appunto il titolo di “Birrario dell’anno”) di Valeriani. 

CARATTERE DA LUPO: E’ IL LUGANA RISERVA DI CA’ LOJERA

Ca Lojera vista dallalto sullo sfondo a sinistra la punta di SirmioneCome spesso gli accadeva, Luigi Veronelli se n’era reso conto ben prima degli altri. A proposito del Lugana, il bianco prodotto attorno all’omonima località sulla sponda meridionale del lago di Garda a cavallo tra le province di Brescia e Verona, scriveva almeno una trentina di anni orsono: “bevilo giovane, giovanissimo e godrai della sua freschezza; bevilo di due o tre anni e ne godrai la completezza; bevilo decenne, sarai stupefatto dalla composta autorevolezza”. Una sintesi che spiega senza bisogno di tante altre argomentazioni il successo travolgente che il Lugana ha vissuto (e continua a vivere) sul mercato, in particolare su quello tedesco dove è diventato un vero e proprio vino-cult anche grazie ai tanti “ambasciatori” teutonici che invadono le sponde del Garda ormai quasi in tutte le stagioni. Un vino poliedrico dunque, caratteristica dovuta all’interazione tra il vitigno turbiana, autoctono ma strettamente imparentato con il verdicchio, i terreni profondi ed argillosi, il clima influenzato dal lago, e naturalmente l’uomo, i vignaioli che hanno capito come gestirne al meglio il potenziale. Tra questi va annoverato tra i capofila Franco Tiraboschi, origini bergamasche (famiglia della Val Serina, BG) ed una vita trascorsa ad occuparsi di produzione agroalimentare. Arrivato in Lugana nei primi anni Settanta per allevare bestiame, si è ritrovato vignaiolo a partire dal 1993, l’anno in cui decise di vinificare in proprio le uve fino ad allora conferite ad uno dei marchi storici della zona. 

VILLA FRANCIACORTA - UN ROSE’ DAL GRAN BOKE’

villa

Villa come Valori. Una delle primissime aziende a produrre Franciacorta porta il nome del borgo che la famiglia Bianchi ha ha nel corso degli anni completamente ristrutturato dando vita oltre alla cantina ad un centro di ospitalità di prim’ordine. I valori si diceva, sono quelli della serietà, della correttezza, dell’impegno che non sono mai venuti menu lungo oltre trent’anni di produzione vinicola che si distingue per la continuità della qualità espressa nei Franciacorta Docg tra i quali per GourmArte è stato selezionato lo splendido Rosè Bokè 2010.

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