TENUTE LA MONTINA DI MONTICELLI BRUSATI, LE “PIÙ ACCOGLIENTI” DELLA FRANCIACORTA

Visite in cantina con degustazioni per scoprire quanto lavoro e storia c’è dietro al perlage dei Franciacorta

 

1 La Montina foto aereaLa “cantina che si racconta”, visite con degustazioni guidate di Franciacorta, porte aperte durante tutti i week end: così le Tenute La Montina di Monticelli Brusati, in Franciacorta, accolgono gli enoturisti.

La cultura del vino e l’accoglienza in cantina sono sempre stati un elemento caratterizzante dell’azienda dei fratelli Bozza, a cui nel 2008 era stato assegnato il Premio Accoglienza Essere Franciacorta, indetto dalla Strada del Franciacorta in collaborazione con l’Università Bocconi di Milano.

 

La “cantina che si racconta” e le degustazioni

Una cantina da visitare, quella scavata, per oltre 7.000 m² nella collina tappezzata i vigneti, per scoprire quanta passione, lavoro, storia c’è dietro al perlage finissimo e persistente, alla piacevole sapidità e freschezza dei suoi Franciacorta. Agli ospiti vengono illustrati i complessi passaggi che portano dalla vigna alla bottiglia finita, viene raccontato quanto lavoro c’è dietro un calice di Franciacorta, le 70 volte che una bottiglia viene toccata nell’arco dei 3 anni che minimo passa in cantina. Una serie di grandi tabelle esplicative, in italiano e inglese, scandisce il percorso e spiega in modo semplice e chiaro le varie lavorazioni: passo per passo.

Il Tour guidato prevede anche la visita alla settecentesca Villa Baiana (nobile dimora attigua alla sede aziendale) e alle mostre d’arte contemporanea allestire ciclicamente nella Sala delle Esposizioni Temporanee del Museo d’Arte Contemporanea Remo Bianco in Franciacorta. A conclusione, i visitatori possono scegliere fra 3 generi di degustazioni (da uno a tre tipologie di Franciacorta), abbinate a Grana Padano e salame Bresciano. Su richiesta, vengono organizzati buffet e pranzi a Villa Baiana.

BOTTURA SCEGLIE PENTOLE AGNELLI. INSIEME PER FOOD FOR SOUL: IL PROGETTO PER COMBATTERE LO SPRECO ALIMENTARE E DONARE AI POVERI

​Bergamo, 22 maggio - Massimo Bottura a Lallio per una  visita speciale alla Baldassare Agnelli, l'azienda bergamasca leader nella produzione di strumenti di cottura.

Angelo Agnelli Bottura Baldassare Agnelli 1Il​ primo chef italiano a raggiungere il vertice della classifica World's 50 Best Restaurants, sceglie la sede della storica fabbrica per rinnovare il patto di alleanza ​fra la sua ​Food for Soul, l’organizzazione non-profit fondata dallo chef per accrescere la consapevolezza sociale su temi come lo spreco alimentare e la fame nel mondo, e Pentole Agnelli, l'azienda che ha fatto della cultura legata al trattamento del cibo la sua filosofia​.

La collaborazione tra il grande c​hef modenese e Pentole Agnelli per questo progetto di solidarietà nasce ​un paio di anni fa, quando Massimo Bottura creò, in occasione di Expo 2015, il Refettorio Ambrosiano di Milano. Si trattava di uno spazio ricavato all'interno di in un teatro abbandonato nella città, riqualificato e oggi adibito a mensa per i poveri. In occasione dell’Esposizione Mondiale, Massimo Bottura portò a cucinare al Refettorio Ambrosiano di Milano 60 colleghi internazionali. D​opo​ Milano, è stata la volta di Bologna e di Rio de Janeiro, durante i giochi olimpici 2016. Ora si attende ​il 5 giugno, quando​ toccherà a Londra. E, non finisce qui, perché nei progetti di Bottura trovano posto anche future aperture a ​New York e​ Modena. 

Ma cos’è Food for Soul? È l’​organizzazione non-profit, fondata da Massimo Bottura, nata per sensibilizzare sui temi legati alla nutrizione.

 

La consegna il 4 maggio a Sotto il Monte Giovanni XXIII (Bg) con anche una importante cena di beneficenza a cura dei cuochi di InGruppo di Bergamo

IL PREMIO ARRIGONI ALLA FONDAZIONE ONLUS FRIULANA PECORARI, LA SOLIDARIETA' DELL'ENOGASTRONOMIA PER PROGETTI DI VALORE! 

francesco arrigoniIl ricordo e la memoria sono aspetti che permettono di andare oltre il tempo e di rendere le persone e le cose sempre vive e presenti, anche se non fisicamente, nella società e fra la gente. Il ricordo e la memoria sono inevitabilmente legati a ciò che si è stati nella vita materiale. Francesco Arrigoni – il cui premio inventato, voluto e sostenuto da un gruppo di amici è giunto alla quinta edizione – ha seminato e lasciato un segno profondo nel corso della sua vita. Una vita legata al giornalismo, alla ricerca della conoscenza nel campo enogastronomico dei più alti livelli, ma anche alle storie delle persone che, lavorando la terra, allevando bestiame, plasmando i frutti della natura, hanno saputo rispettare le regole della vita e del mondo rurale. Naturale, quindi, che ci siano amici, e fra essi giornalisti, produttori, tecnici ed appassionati, oltre a chi con Francesco ha costruito casa e famiglia, che vogliano appassionatamente, il giorno del compleanno di questo – indiscutibilmente tra i migliori allievi di Gino Veronelli – promuovere un evento ed una celebrazione. Il Premio Francesco Arrigoni, l'evento intitolato all'indimenticato critico enogastronomico scomparso prematuramente a 52 anni, sei anni or sono, quest'anno sarà consegnato all'organizzazione “Fondazione Francesca Pecorari Onlus” , e ritirato dal padre di Francesca, Alvaro Pecorari patron della cantina friulana Lis Neris. Attraverso la vendita del vino la Fondazione si è proposta di dare un aiuto concreto a bambini e adolescenti che vivono in situazioni di disagio e ha finanziato diverse opere sociali continuando, in questo modo, l'attività della figlia, a cui la Onlus è intitolata, e che ha lasciato improvvisamente questo mondo a 21 anni. Il nome della Fondazione Pecorari va ad aggiungersi ai premiati delle edizioni passate: la start up agricola Maramao, il casaro Guglielmo Locatelli, i pescatori di Lampedusa e l'associazione Libera Terra. La cerimonia di consegna si terrà il 4 maggio presso l'Abbazia di Fontanella a Sotto il Monte Giovanni XXIII. Il riconoscimento – consistente in 5.000 euro: semplice, ma significativa somma, congiuntamente ad un manufatto artistico realizzato...

VALTÈNESI AL VERTICE DELLA NUOVA DOC UNICA “RIVIERA DEL GARDA CLASSICO”

Presentazione Nuova DocPresentata a Vinitaly, operativa dalla vendemmia 2017, la nuova Doc unica nasce da un patto di territorio sottoscritto dal 90% dei produttori: sostituisce le denominazioni precedentemente in vigore, ponendo l’appellazione Valtènesi al vertice della piramide qualitativa.

Nuova, importante svolta per il Consorzio Valtènesi: la vendemmia 2017 porterà fra i vigneti della riviera gardesana una novità che punta a superare la frammentazione del passato, ponendo le basi per un riposizionamento della viticoltura del territorio.

Tutto nasce dal patto di territorio firmato all’inizio del 2016 dai produttori del Consorzio Valtènesi: un accordo finalizzato ad unificare le denominazioni Riviera del Garda Bresciano e Garda Classico (sottozona della Doc Garda) in una nuova, unica denominazione a nome Riviera Del Garda Classico. Nell’ambito del patto, i produttori si sono impegnati a portare all’apice qualitativo e identitario della denominazione l’appellazione Valtènesi, anche grazie ad un accordo sui confini geografici e sulla base ampelografica.

Firmato a febbraio del 2016 da una rappresentanza pari al 90% della base associativa, il patto ha prodotto un importante risultato in tempi molto brevi, consentendo di arrivare già a novembre dello scorso anno ad una sola denominazione come sottoscritto nell’accordo sostenuto dalla gran parte dei produttori. Ciò ha di fatto portato al superamento della situazione di frammentazione esistente ponendo le basi per una nuova coesione.

“Abbiamo in sostanza proceduto all’unificazione delle due denominazioni in una nuova, dentro la quale c’è un’appellazione che tutti si impegnano a valorizzare favorendo la produzione di Valtènesi, che rappresenta il vertice qualitativo della piramide – precisa il presidente del Consorzio Valtènesi, Alessandro Luzzago -. 

 

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